Palermo per la libera Europa
ricorda un martire dell'Europa:
Daniel Wretström
Forza & Onore
Salem, un sobborgo di Stoccolma, il 9
Dicembre del 2000. E’ proprio dopo la mezzanotte che una gang
multiculturale di una quindicina di persone circonda un
ragazzo svedese, che aspetta l’autobus alla fermata di
Säbytorsvägen. Il ragazzo, non troppo adolescente alto e
magro, aspetta il bus per tornare a casa dopo aver partecipato
ad una festa.
- « Fottuto razzista !» cominciano a
gridare, mentre si avvicinano a lui. Una ragazza svedese dai
capelli lunghi biondi gli grida anche con accento straniero. –
« Fottuto razzista! Osi stare qui? Sei impaurito?»
Poche settimane prima dell’accaduto, i
media avevano realizzato una campagna d’attacco contro i
Patrioti svedesi. Unoltre altre cose assicuravano che gli «
estremisti dell’ultradestra» avevano assassinato un bambino
straniero di sei anni in Germania. Poi si proverà che le
accuse erano infondate e che tutto era stato inventato.
- « Colpitelo fino alla morte!» ordina
una ragazza alla feccia aggressiva, che si è già data da fare
con la preda. La gang sa’ che è più che permesso attaccare una
persona sospettata di essere razzista. Di fatto, un paio di
giorni prima avevano ottenuto la luce verde dalle alte cariche
del governo.
Infatti, il primo
ministro svedese Goran Persson aveva scritto in un articolo,
su uno dei maggiori periodici in circolazione in Svezia che «
li schiacceremo!» , riferendosi ai nazionalisti. Questa notte,
la banda multiculturale è pronta ad applicare alla lettera le
parole dette dal primo ministro.
Quando inizia
l’aggressione, Daniel si rende subito conto della sua
posizione svantaggiata, l’incontrarsi solo di fronte ad un
gruppo assetato di sangue armato con oggetti che useranno come
armi. Cerca di trovare una via di fuga lanciandosi sul cofano
di un auto che passava di lì. « Per favore aiutami!» implora
al conducente dell’auto sperando che lo porti al sicuro. Uno
della banda grida qualcosa al conduttore, e questo incomincia
a far andare il ragazzo fuori della sua traiettoria
accelerando e frenando di continuo con la macchina. Il ragazzo
cerca di aggrapparsi alla macchina tentando di salvarsi, ma la
banda lo afferra e lo lancia sull’asfalto. La macchina fugge e
il pestaggio continua.
Ora incominciano a
dargli calci e a colpirlo con delle spranghe sia sul corpo,
sia sulla testa. Dopo un momento d’intensa violenza uno degli
aggressori si arma di una sbarra di ferro di quasi un metro e
mezzo di lunghezza e incomincia a colpire il ragazzo alla
testa senza fermarsi sino a quando una ragazza che passava di
lì incomincia a gridare istericamente, pregando la bestia che
si fermi. Una ragazza della banda si fa avanti e dice» Questo
razzista se lo merita!» , e il ragazzo della banda alza la
spranga in alto per intimidire la ragazza accorsa in aiuto.
Arrivati a questo punto,
uno della feccia che era corso a chiamare il fratello torna e
incomincia a saltare sul collo e sulla testa del ragazzo ormai
in condizioni critiche. Il fratello maggiore è venuto per
dargli ciò che si merita ad uno di questi detestabili razzisti
che « uccidono i bambini» e che sono una minaccia alla «
democrazia» , e ora lui sente l’odio pulsare nel suo sangue.
- « Fuori dal mio
cammino, ho un coltello!» grida con grand’eccitazione, e si
lancia contro il ragazzo ormai svenuto, impugnando forte il
coltello. Gli altri membri della banda lasciano il passo a
Khaled Odeh, che si siede sulla schiena di Daniel. Alza e
conficca il coltello una e più volte. Dopo aver accoltellato
quattro volte il ragazzo alla schiena, il coltello si spezza a
metà. Khaled afferra la testa del ragazzo con la mano sinistra
per girarla.
Sente un furioso odio per quel ragazzo mutilato, un ragazzo
che minaccia la democrazia, un ragazzo che assassina i
bambini, per questo deve essere schiacciato. Così decide cosa
fare. » lo ucciderò» . Quelle parole
navigano nella sua mente ossessivamente quando introduce il
coltello nella gola di Daniel.
Soddisfatto
del aver liberato la società da un razzista, lentamente si
alza in piedi. Il sangue che gli copre la mano è
ancora caldo. Guarda attorno a sé a la gente che lo osserva e
gli grida che nessuno deve non aver visto niente. Poi fugge
dal luogo del delitto con suo fratello. Il resto della feccia
si disperde in varie direzioni e scompaiono. « Schiacciare il
razzismo!» , qualcuno grida nell’ombra. Però Khaled Odeh è stato visto. La ragazza svedese
che ha visto il brutale assalto si avvicina al ragazzo con le
lacrime agli occhi. Daniel cerca di alzare la testa ma non ci
riesce. I suoi vestiti sono pieni di sangue che esce a fiumi
dall’arteria del collo. Tenta di respirare ma dalla sua bocca
esce solo un debole soffio quando cade di nuovo sul gelido
asfalto. La vita di Daniel Wretström è finita, mentre la
ragazza cerca disperatamente di salvarlo.
Quando Daniel era vivo, inondava
tutto intorno a se di risa e d’allegria. I suoi amici e i
familiari lo descrivono come una persona molto considerata,
amabile e molto popolare. La fiamma dei suoi occhi si spense
quando teneva appena diciassette anni e aveva tutta una vita
davanti a sé. « Mio figlio Daniel era un ragazzo affascinante
con lo scintillio negli occhi» ci racconta la madre. « Lui
illuminava la vita con il suo humour e i suoi scherzi. Non
sempre i giorni sono splendenti, però tutto quello che abbiamo
vissuto ci unisce fortemente l’uno con l’altro.Lui trovava la
tranquillità e la calma quando andava a pescare, poteva
starsene ore ed ore in barca solo osservando e godendosi la
pace. Presto capii di lasciar perdere di aspettare Daniel
dentro un negozio di pesca, dove restava molto tempo prima di
uscirne. A Daniel lo incantava pescare, conoscere ragazze,
suonare la batteria e stare con la sua famiglia. La mia
opinione è che Daniel era un ragazzo meraviglioso di cui io ne
ero fiera. Se qualche volta ci arrabbiavamo la parola « mi
dispiace» era molto importante. Spesso mi diceva « mamma, ti
amo» , e gli amici che lo sentivano mai lo riprendevano per
questo. Daniel era un ragazzo che dava una grande impressione
alle persone che conosceva, e conquistò molti cuori. Ogni
volta che guardo fuori la finestra della cucina, verso la
piccola casa di Daniel, vedo una finestra buia, senza luce, e
mi domando, perché ti presero la vita?» . Le conseguenze
legali sono state tracciate come un’autentica farsa, dove i
giudici e i giuristi dichiararono la gioventù svedese come
fuorilegge e senza diritti civili.L’assassino, Khaled Odeh, fu
condannato per omicidio e fu inviato a sottoporsi ad un
trattamento psichiatrico dato che il tribunale concluse che
soffriva di un’instabilità di mente nel momento del crimine.
Quando si formula così
il verdetto non è inusuale che il colpevole si dichiari «
riabilitato» e sia liberato nel giro di un anno. Solo sei
membri della banda furono giudicati dal tribunale. A tre di
loro gli si obbligò a quaranta ore di servizio per la comunità
e di tenersi in contatto con i servizi sociali. I due restanti
furono obbligati a pagare 1.800 corone svedesi (pari a 200
euro) in garanzia e gli si concesse la libertà. Viene da
chiedersi così poco vale la vita di un giovane svedese? Meno
che un biglietto? D’altronde non era l’unico cui non piaceva
guardare questa società e di come si distrugge e si
brutalizza. Per mantenere viva la memoria di uno dei giovani
cittadini svedesi il cui sangue è stato versato sull’altare
sacrificale dell’establishment, vivo, si terrà la marcia
annuale in ricordo, nella data dell’anniversario
dell’assassinio.
I SENTIERI DELLA
GLOBALIZZAZIONE ISLAMISTA DAL CAUCASO ALL'ASIA CENTRALE
di
Piero Sciacca
Dopo la
strage dei nostri ragazzi della Folgore in Afganistan è
nostra intenzione andare oltre la solidarietà e il cordoglio
di rito aiutando i nostri lettori a capire le motivazioni
profonde di un conflitto per cui sono state sacrificate
delle così giovani vite. Parliamo dunque di Caucaso e Asia
Centrale ovvero monti steppe e deserti,luoghi tra più
suggestivi della terra, con un fascino arcaico e selvaggio
che sembra immune ai cambiamenti epocali della nostra era
moderna; scenari perfetti per chi silenziosamente già da
alcuni decenni intende costruire delle basi dalle quali
diramare una rete internazionale che oggi mira alla
conquista del potere dell'intero pianeta, ovvero
l'integralismo islamico. Oltre 15 anni sono passati da
quando le tesi del politologo Samuel Huntington illustre
docente dell'università di Harvard, aprirono un acceso
dibattito, già allora, infatti, l'illustre politologo
prevedeva che il destino dell' umanità non si sarebbe più
giocato sullo scontro delle ideologie o degli stati ma su
quello di civiltà diverse tra loro, una lotta tra le
identità, ovvero tra quelle società appunto che si
riconoscevano per cultura, costume e religione in una
specifica tradizione. Huntington sintetizzerà questo
concetto nel termine inglese clash of civilizations. Lungi
dall'essere un ideologo della destra radicale già anni
orsono il politologo di Harvard aveva però di fatto
concordato con alcune tesi della destra identitaria europea.
Ma in tempi di lobby finanziarie sovrannazionali come ormai
sappiamo, nulla possono valere tutte le voci che osano
contrastare il dio denaro, così alle volte anche ciò che può
sembrare solo fanta-politica dei peggiori fumetti, si
realizza, si concretizza in personaggi come Bin Laden che
segnano appunto la fine e l'inizio di un ciclo dell'umanità,
quello dell'integralismo islamico, che come un avvoltoio si
aggira sulle ferite di un impero occidentale(Europa, Stati
Uniti) in agonia. L'Afghanistan più di ogni altro paese
islamico al mondo è l'esempio emblematico di questo
passaggio epocale che segna la fine dei grandi scontri
ideologici tra stati, mettendo in luce la nuova realtà
internazionale fatta di confronti tra civiltà. Mai come in
Afghanistan infatti Russi e Americani figli della medesima
civiltà europea dopo essersi scontrati tra loro adesso si
ritrovano alleati contro un nemico comune come l'Islam, che
rappresenta non più un ideologia, ma un identità dalle
radici culturali avverse a tutto ciò che ha espresso nel
corso della storia la civiltà europea. Così oggi il nemico
sottovalutato ed usato a secondo delle occasioni a favore
degli uni o degli altri adesso gode della debolezza di
entrambi, una debolezza che è costituita essenzialmente dal
vuoto culturale e di identità che imperversa in tutto
l'occidente, cioè il virus del relativismo scientista che ha
quasi cancellato tutti gli anticorpi identitari della nostra
tradizione in nome del vuoto assoluto, un conto che prima o
poi la globalizzazione liberal-progressista doveva pagare.
Il nostro Osama già dai primi anni novanta aveva intuito
abilmente certe debolezze, cominciando a creare scuole
coraniche di addestramento, frutti di una sinergia di forze
tra AL-QUAEDA e i TALIBAN studenti del Corano. Un islamismo
che con la fine dell'unione sovietica esplose dal Caucaso a
tutta l'Asia centrale; una cosa poco risaputa è che, per
esempio, attualmente in Afghanistan sempre più
frequentemente vengono catturati dei cecchini ceceni, una
cosa questa che dimostra le connessione a vasto raggio del
radicalismo islamico su tutta la zona dell'Asia centrale ed
ex sovietica in generale. L' Islam è un antagonista
culturale con cui prima o poi si doveva fare i conti, finché
il mondo occidentale è stato in grado di influenzare
culturalmente le società arabe, culle della civiltà
islamica, si è riusciti a creare anche delle correnti
politiche che in qualche modo privilegiavano dei surrogati
culturali della civiltà europea, pensiamo ai grandi
movimenti di ispirazione socialista e nazionalista molto
laica di alcuni gruppi e partiti politici arabi degli anni
60 come AL FATAH o il partito BAHT siriano e iracheno. Ma da
quando la forza dei numeri di una immigrazione massiccia
islamica si è riversata sull'Europa in coincidenza della
fine di un ciclo coloniale e di dominio culturale
dell'Europa sui territori medio-orientali e asiatici, grazie
anche alle crisi delle ideologie ottocentesche marxiste e
liberali, ecco che vi è stato un risveglio e una presa di
coscienza del mondo arabo della propria identità culturale.
Una presa di coscienza che dal quel momento ha visto il
mondo arabo spingere fisicamente e culturalmente verso
occidente in un'azione di conquista e quindi verso la
creazione di un nuovo impero globale. Oggi i combattenti di
Maometto si muovono in una zona della terra molto ampia e
scarsamente popolata come quella dell'Asia centrale con i
suoi 4,6 milioni di Km quadrati ed una densità di 31
abitanti per Km quadrato, passando tranquillamente da un
confine all'altro dei sei paesi che la compongono:
KazaKistan, Kirghizistan, TagiKistan, Turkmenistan e
Afganistan.Dopo il crollo dell'ex Unione Sovietica la
propaganda islamica in questi paesi è sempre più massiccia e
presente, dai posti di lavoro alle università, L'islam mite
dell'era sovietica ha lasciato il passo ai costumi sempre
più integralisti come l' uso del viso coperto per le donne.
Soprattutto nelle aree rurali è diffusa l'intolleranza per
le etnie di origine europea come russi e tedeschi, questi
ultimi arrivati nei territori sovietici durante il tempo
della Zarina Katerina anch'essa di origine tedesca, i
cosiddetti tedeschi del Volga, circa 2 milioni e mezzo di
persone che successivamente vennero deportati da Stalin in
tutti i territori sovietici dell'Asia Centrale. L'Asia
centrale è una zona della terra ricca di idrocarburi, cosa
che ha attirato in una epoca recente oltre gli interessi di
americani e russi anche quelli di Pechino, ma ciò nonostante
l'integralismo islamico non solo non sembra essersi
indebolito o quantomeno ridimensionato , ma addirittura da
qualche tempo sta creando grossi problemi al governo cinese
nella zona nord occidentale del paese, nello Xinjiang,
appunto una regione confinante con l'asia centrale, con una
popolazione in prevalenza di fede mussulmana con diversi
etnie quali gli Uyghur ed altre etnie minori di ceppo
mongolo come i Kirghisi e i Tagiki, anche se recentemente il
governo cinese ha cercato di avviare una sorta di genocidio
etnico favorendo l'immigrazione in queste terre dell'etnia
cinese Han. La propaganda islamista anche in questo
territorio che è il più esteso della Cina sta giocando una
grossa partita geo-politica, lo Xingiiang è ricco oltre che
di idrocarburi anche di oro uranio, non a caso tutti gli
impianti dell'ingegneria spaziale cinese si trovano in
questa regione, inclusi gli armamenti nucleari. Una minaccia
questa che l'islamismo sta estendendo su tutta l'Asia
centrale passando per il nord del Pakistan dove i talebani
afghani continuano ad avere le loro basi, colpendo tutte le
zone limitrofe, arrivando fino nel Caucaso. Una situazione
che è resa sempre più pericolosa dal fatto che in
Afghanistan le forze americane ed internazionali hanno
rinunciato a controllare le zone meno abitate del paese,
poiche è impossibile distruggere e annientare la guerriglia
talebana in territori cosi vasti, pur disponendo di tutta la
migliore tecnologia militare. Per quanto riguarda il Caucaso
l'islamismo sfrutta l'ennesima idiozia che contraddistingue
gli stati occidentali, ed in questo caso abbiamo gli
americani che pompano lo staterello georgiano e il movimento
islamista ribelle ceceno contro i russi. L'idiozia americana
così si ritrova dei cecchini ceceni addestrati in Georgia
che sparano poi in Afghanistan sui militari americani ed
europei. In questo scenario desolante da neo-medioevo però
vale la pena di citare una interessante anomalia che può
rappresentare un motivo di speranza nella lotta alla
globalizzazione islamista e contro ogni forma di
livellamento culturale dei monoteismi abramitici, cristiani,
islamici che
siano
o laici liberal-marxisti, parliamo del fiero popolo dei
kafiri che popola le impervie e inaccessibili catene
montuose del nord del Pakistan, un popolo di ceppo
indoeuropeo, che solo dopo
la caduta dell'ex unione sovietica si è dovuto ufficialmente
convertire all'islam, ma la loro di fatto è solo una una
conversione di facciata poiché in realtà continuano a
celebrare tutti i riti ancestrali del paganesimo
indo-europeo, legati agli elementi della natura di cui
nutrono un grande rispetto. I kafiri si dicono discendenti
da alcune legioni di Alessandro Magno rimaste poi in quei
territori. In Ogni caso molti antropologi ritengono che la
loro origine sia da ricercarsi in alcune remote migrazione
indo-europee arrivate dal cosiddetto corridoio indo-iranico
ovvero attraverso il Caucaso e poi verso l'Iran il Pakistan
ed infine verso l'Afghanistan, in pochi sanno infatti che i
Kurdi disseminati tra Turkia e Iran sono un popolo di stirpe
e lingua indo-europea come gli Iraniani e gli Afghani che
l'islam impietoso ha trasformato dopo la loro conversione
(avvenuta non indolore ma tra bagni di sangue di donne e
bambini)tra i nemici principali dei popoli europei eredi
della civiltà Indo-europea. Adesso sta noi mantenere vive le
nostre tradizioni, organizzare la difesa della nostra
civiltà, non possono e non devono rubarci la nostra anima.
Gloria agli
antichi Dei, Onore ai nostri avi antichi.
Verso la fine degli anni ’80, per la prima volta in questo
tempo, alcuni decidono di fondare ufficialmente una
“comunità pagana”, il cui obiettivo è quello di “ illuminare
gli spiriti”. Questa comunità evita di sovrapporsi nel
campo della religione, del dogma e della politica, che
generalmente è la tara di parecchie organizzazioni.
L’ideatore e organizzatore di questa comunità fu il celebre
scrittore ruralista Alexandre Belov. La comunità riesce a
dare a primo colpo uno slancio alla nuova morale sociale che
intende promuovere, ma nonostante tutti i suoi sforzi non ha
potuto esercitare una vasta influenza ideologica. Il punto
forte di questa comunità, laddove essa si è affermata, sono
le arti marziali tradizionali. Belov, oltre ai romanzi che
l’hanno reso celebre in tutto il mondo, è anche il creatore
di un’arte più raffinata del combattimento individuale,
fondata sulle tradizioni nazionali russe. La convergenza tra
le diverse tendenze del paganesimo si è dunque realizzata
nella revitalizzazione dell’arte tradizionale russa, detto
il “ combattimento montanaro slavo”.
La comunità si è anche data come obiettivo quello di lottare
contro le profanazioni, le parodie, i travestimenti e le
primitivizzazioni del paganesimo da parte di neofiti
zelanti, che credono di aver trovato una formula liberatrice
semplice. Dimostrandosi intransigente e imponendo dei
criteri qualitativi elevati, la CPR si scontrò con certi
paganesimi che essa giudicava “insufficienti” o “inferiori”,
provocando così delle aspre tensioni: in modo particolare
con V. Emilianov, che semplificava ad oltranza il paganesimo
per mascherare maldestramente un “antisionismo” politico; o
con A. Dobrovolski che confondeva il paganesimo e la
condotta immorale; o ancora con i Pagani di Lieningrado,
diretti da Bezverkhi e Sidazouk. Quest’ultima opposizione
era il risultato della volontà di questi pagani di
Lieningrado di riconciliare il paganesimo slavo con la
chiesa ortodossa e delle loro prese di posizione
“pro-ucraine” che li portava, a mio avviso, a deformare la
storia della cultura slava.
Agli inizi degli anni ’90, la Comunità, sempre diretta da A.
Belov, concentra la sua attività sul costruire delle caste,
soprattutto una casta militare, capace di dominare e di
gestire lo Stato. In quest’ottica, la CPR elabora un sistema
ben circoscritto di valori spirituali, impulso di
orientamenti morali e affermava la conoscenza del paganesimo
slavo-russo. Il fondamento ideologico di questo movimento è
la creazione e la diffusione di una “geo-mentalità
paneuropea”. Questa geo-mentalità scaturisce dalla
similitudine tra i paganesimi antichi (greco-romani),
celtici, germanici e slavi. Dunque le caratteristiche
principali della CPR sono: 1) un chiaro orientamento in
direzione delle arti marziali e della loro spiritualità; 2)
un’ elevazione del paganesimo a livello propriamente
concettuale, in cui il concetto del paganesimo conti più di
queste manifestazioni circostanziali. Questa volontà ben
delineata ha provocato la polemica con i teorici del
paganesimo ( esclusivamente ) slavo, come A. Barkachov, che
ritengono che i suoi argomenti sono al di sopra di ogni
critica.
Nel marzo del 1995, i due movimenti, quello dei sostenitori
della lotta “slava-montanara” ( il cui numero di adepti in
Russia ammonta a 20.000) e la CPR di Alexandre Belov ( culto
di Dio e dell’Uragano )si univano per perseguire lo stesso
scopo: creare uno Stato militare e ricostruire la società
gerarchizzandola attorno alle caste. Tra queste, la casta
militare deve poter giocare un ruolo dominante nella
struttura sociale, deve essere formata da militari in
carriera, da poliziotti e da personalità animate
interiormente da valori di tipo “kshatrya”.
IDEE CHIARE E GIOVANI SPERANZE
PER LA NAZIONE RUSSA
Ampio
risalto in questi giorni è stato dato sul primo canale
televisivo nazionale russo alla visita che il presidente Putin ha
effettuato in Siberia nella città di Kemererovsk, presso
alcune grosse industrie della lavorazione dei metalli
pesanti, Putin ha parlato di un piano di sostentamento
economico a favore delle grandi industrie, con forti sgravi
fiscali per favorire uno sviluppo più dinamico nel settore.
Ma anche altri temi di grossa rilevanza sociale sono
stati affrontati: la Russia ha dedicato quest’anno per il
sostegno dei giovani, dagli studenti alle giovane coppie,
aiuti concreti con borse di studio per chi si distinguerà
nell'impegno per lo studio, un modo questo per assicurare al
paese delle nuove energie altamente specializzate e
motivate; poi ingenti somme di denaro sono state stanziate
anche in favore delle giovani coppie e non. E ancora, per
quanto riguarda il problema degli alloggi, un piano di aiuti
statali per chi ristruttura vecchi alloggi o ne compra di
nuovi.
I Giovani russi come Masha Sergeyeva leader della "Giovani
Guardie" (un movimento di sostegno a Putin) hanno le idee
chiare e tanta voglia di far rinascere l'orgoglio nazionale
russo di fronte all' assalto della globalizzazione liberista
e delle lobby filo-israeliane. In tema di immigrazione
Masha parla chiaro, la
Russia ai Russi! Gli immigrati non
possono ledere il principio in tema di occupazione "della
preferenza nazionale" ovvero gli immigrati possono svolgere
solo lavori per cui non sono impiegati i Russi, in caso
contrario possono tornare nei loro paesi di origine. Idee
chiare anche nell' analizzare gli oppositori di Putin e più
in generale i nemici del popolo russo. Il giudizio che
Masha ad esempio da su Eduard Limonov, scrittore fondatore
del Partito Nazional Bolscevico Russo è lapidario: "uno
psicopatico"; e in effetti...pur essendo un personaggio a
tratti interessante, stupisce per alcune situazioni a cui
dice orgogliosamente di aver partecipato. Leggendo per
esempio il suo libro autobiografico "Eddy Baby ti amo" lo
si trova partecipare da ragazzino ad uno stupro di gruppo
su una giovane donna...Un ideologo dalle tesi in parte
interessanti, ma che per motivi, incompresibilmente,
personali si è schierato contro Putin nonostante per un
certo periodo di tempo lo abbia anche sostenuto. Ma oggi la
Russia sembra avere nelle nuove generazioni giovani
concreti,
che hanno individuato nel presidente Russo uno strumento
reale di speranza e resistenza della nazione Russa, una
nazione che ritrova milioni di uomini e donne non più
deviati dalla demagogia pseudo-umanitaria ed individualista
della retorica eversiva "occidentale" dove si esalta spesso
una presunta "libertà individuale" per distruggere una
libertà di livello più alto che supera i miseri egoismi
umani, ovvero quella della"NAZIONE".
Nazione come comunità di uomini che lavorano, agiscono per
un bene comune superiore, che è l'espressione delle loro
radici, della loro identità, come è appunto il caso della
Nazione Russa. Alla bella Masha(24 anni) e alle migliaia di
giovani patrioti russi auguriamo dunque una lotta coronata
di successi in nome del popolo russo figlio della grande
stirpe della civiltà europea.
Piero Sciacca
MIGUEL
SERRANO
La dipartita del diplomatico e letterato
cileno
Ex ambasciatore del Cile in India, Jugoslavia, Romania,
Bulgaria, Austria e presso le Nazioni Unite.
Amico personale di Nehru, Indira Gandi e del Dalai Lama,
appartenne al “Circolo ermetico” insieme a CG Jung ed Herman
Hesse.
Scrittore prestigioso, partecipò alla rinomata "Generación
del 38", la più importante della letteratura cilena del
Novecento. Libri come "La serpiente del paraíso", "Nos. El
libro de la resurreción", o "Las visitas de la Reina de Saba"
sono ancora pilastri della letteratura andina.
Profondamente identificato nel nazionalsocialismo e gran
conoscitore della metafisica indù, dell'alchimia e della
tradizione europea, oltrepassò sabato scorso all'età di 91
anni.
Nato nel 1917, diplomatico in pensione, il novantenne Miguel
Serrano è senza dubbio una figura tra le più discusse della
cultura del suo paese, il Cile, e dell'intera letteratura
mondiale. Personaggio politicamente scorretto quant'altri
mai (basti dire che è, ed è sempre stato, un fanatico
sostenitore di Hitler e del nazismo), ha subìto una sorta di
censura da parte dell'editoria europea, tanto che vi è
tuttora pochissimo conosciuto, nonostante il suo valore
artistico non sia di molto inferiore a quello del celebratissimo Pablo Neruda e senz'altro non da meno di
quello di un altro scrittore cileno contemporaneo, molto
tradotto all'estero negli ultimi anni, Francisco Coloane.
Tuttavia le sue posizioni ideologiche sono difficilmente
separabili dalla sua opera puramente letteraria e ciò spiega
in parte l'ostracismo di cui è stato vittima. Per la stessa
ragione, ossia l'estrema difficoltà di separare la
dimensione politico-filosofica da quella
artistico-letteraria, non è senza imbarazzo che ci
accostiamo alla figura e all'opera controversa e discutibile
di questo autore, imbarazzo dovuto al fatto che si potrebbe
leggere il nostro interesse per lui, impropriamente, in
chiave di riabilitazione ideologica. Al contrario, riteniamo
doveroso confrontarci con la sua opera letteraria per il
semplice fatto che, tra quanti scrittori si sono occupati
dei Poli nella letteratura occidentale, egli occupa un posto
in sommo grado eminente; vorremmo anzi dire che occupa, in
un certo senso, il posto più notevole, poiché lui solo non
ha visto nei Poli (anzi, nel Polo Sud: poiché solo di esso
si è occupato) un mero pretesto scenografico per sviluppare
una trama narrativa o una creazione poetica, bensì il centro
e la ragione stessa della sua arte e della sua concezione
poetica.
Da giovane Serrano abbraccia il marxismo; poi, deluso dal
comunismo, alla vigilia della seconda guerra mondiale,
aderisce al Partito nazionalsocialista cileno di Jorge
Gonzalez von Marées, collaborando al giornale Trabajo
(Il lavoro)e poi fondando la rivista
letteraria La Nueva Edad, dalle cui colonne
fiancheggia la politica dell'Asse e passa in seguito a una
decisa propaganda antisemita. Egli sostiene, riprendendo
l'antica concezione gnostica e catara, che Yahweh incarna
il princpio del male, è il Demiurgo che ha creato il mondo e
che regna sui pianeti caduti, sul mondo delle tenebre; e che
esiste un complotto sionista il cui obiettivo ultimo è
quello di instaurare il dominio mondiale del giudaismo. Fra
il 1941 e il 1942 avviene la svolta più importante
nell'itinerario di Serrano: l'ingresso in un circolo
esoterico capeggiato da un cileno-tedesco, il quale è
convinto che Hitler sia un avatar, una incarnazione
del dio Vishnu la cui missione è combattere una lotta eroica
- non solo sul piano fisico e materiale, ma anche e
soprattutto sul piano mentale -contro le nere forze
dissolvitrici del Kali-Yuga, e che è possibile
mettersi telepaticamenrte in contatto con centri iniziatici
dell'Himalaia e con lo stesso Hitler. A guerra finita, tra
parentesi, Serrano sostiene che Hitler ha rinunciato al suo
corpo fisico ma si è alchemicamente costruito un corpo di
luce con il quale si è trasferito nell'Antartide, donde
aspetta il momento di ritornare per riprendere la lotta
contro le forze delle tenebre. In quest'ultima parte del suo
pensiero, Serrano coniuga miti e leggende degli Araucani e
soprattutto degli Ona, il ramo dei Tehulche stabilito nella
Terra del Fuoco, circa l'esistenza di un qualcosa, di un
grande spirito che ha le fattezze di un gigante (la figura
biancovestita del finale di Gordon Pym?), laggiù
nelle bianche soltudini del Sud, fra i ghiacci eterni e le
nebbie di un mondo intatto e misterioso, con la fede in una
missione divina di Hitler - posizione che lo accomuna a
quella strana figura di esoterista che fu Savitri Devi. Nel
1947-48 Serrano prende parte, come giornalista, alle
spedizioni antartiche della marina da guerra cilena e ne
riporta la convinzione che i nazisti, negli anni precedenti,
vi abbiano costruito delle basi segerete (1) e che il corpo
di Hitler - trasfigurato, come quello di Cristo dopo la
resurrezione - si è portato laggiù dopo la caduta di Berlino
in mano ai Sovietici.
Più tardi compie dei viaggi in Europa e stringe amicizia con
lo psichiatra Carl Gustav Jung e lo scrittore Hermann Hesse;
inoltre fa conoscenza con il poeta Ezra Pound e il filosofo
Julius Evola, oltre che con Otto Skorzeny, l'ex
paracadutista tedesco che aveva liberato Mussolini dalla
prigionia sul Gran Sasso. Nel 1953 entra nel corpo
diplomatico e svolge funzioni di ambasciatore in India (fino
al 1962), Jugoslavia, Romania, Bulgaria, Austria. Rimosso da
ogni incarico dal presidente Salvador Allende nel 1970, si
ritira in esilio in Svizzera, a Montagnola nel Canton
Ticino, abitando nella stessa casa che era stata di Hermann
Hesse. Nel 1973, dopo il colpo di stato del generale Augusto
Pinochet, Serrano rientra in Cile, dove si segnala per la
clamorosa partecipazione a convegni e commemorazioni di
personaggi come Rudolf Hess o come i sessantadue giovani
nazisti cileni che furono uccisi, nella loro patria, nel
1938.. Ha svolto inoltre un'intensa attività di
conferenziere e di scrittore, dando alle stampe un nunero
considerevole di libri di filosofia, esoterismo, poesia,
narrativa, memorie. Tra i titoli più importanti ricordiamo
La Antàrtica y otros Mitos (1948), Quien llama en
los Hielos (1957), Las visitas de la Reina de Saba,
con prefazione di C. G. Jung (1960); El circulo
hermético, de Hesse a Jung, tradotto in lingua inglese
con il titolo Jung and Hesse: A Record of Two Friendships
(1965); El Cordòn Dorado: Hitlerismo Esotérico
(1974); Adolf Hitler, el Ultimo Avatara (1984); No
Celebraremos la Muerte de los Dioses Blancos (1992), e
le Memorias de El y Yo, ossia Hitler e lui stesso, in
quattro volumi (1996-1999). Instancabile, il terribile
vegliardo continua a scrivere e a far parlare di sé,
rilasciando interviste anche su temi di attualità; come
quella del gennaio 2004 in cui accusa gli Stati Uniti di
volersi impadronire della Patagonia mediante il cavallo di
Troia delle organizzazioni ecologiste.
Tutto ciò crediamo che basti per delineare la figura di un
personaggio scomodissimo e francamente indifendibile, non
solo sul piano politico ma anche su quello strettamente
culturale; e tuttavia non privo, come poeta e come cultore
di antichissimi miti amerindi, di un suo fascino strano,
oltre che di una indubbia tenacia nel remare controcorrente,
che si esita se qualificare come franchezza brutale o come
sfrontatezza e autentico vaneggiamento. Comunque, in questa
sede ci limiteremo ad approfondire l'interesse di Miguel
Serrano per la dimensione mitica e poetica dell'Antartide,
caratterizzata da potenti squarci visionari che ne fanno un
legittimo continuatore, e anzi un originale rielaboratore,
del Poe di Gordon Pym e del Lovecraft de Le
Montagne della Follia. I due testi più notevoli, in
questo senso, dello scrittore cileno sono La Antàrtica y
otros Mitos, (L'Antartide e altri miti),
pubblicato a Santiago nel 1948, e Quien llama en los
Hielos (Chi chiama nei ghiacci), pubblicato a
Santiago (e, più tardi, a Barcellona), nel 1957; nessuno dei
due è stato finora tradotto in lingua italiana, né in
inglese. (2) Nel secondo, Serrano racconta di un sogno nel
quale una creatura misteriosa gli rivela che l'immortalità
si raggiunge fra i ghiacci e si consegue a patto di
ibernarsi, in vista del supremo combattimento con l'Angelo
delle Ombre. Tuttvia, noi concentreremo ora la nostra
attenzione sul primo di questi due libri, che ci pare più
significativo nel senso della tradizione esoterica relativa
al continente antartico e più "in linea", idealmente, con
quelli già esaminati di Poe e di Lovecraft.
La Antàrtica y otros Mitos
è la trascrizione di una serie di conferenze tenute
dall'autore nella sua patria. Fin dalla copertina, il libro
tributa un omaggio esplicito al Gordon Pym e alla sua
dimensione esoterica: vi campeggia la figura spaventosa di
un gigante alato, bicorne, che impugnando un tridente si
staglia al di sopra di un candido paesaggio ghiacciato. Del
resto, come osserva Erwin Robertson, l'Antartide in se
stessa è un mito (3); dunque il "mito antartico" di Serrano
non è che una variante di un mito preesistente alla
tradizione esoterica occidentale, già presente - secondo lui
- nelle credenze del popolo che da migliaia d'anni vive più
vicino a quel mistero: gli Ona della Terra del Fuoco.
Ma lasciamo la parola a Sergio Fitz Roa, uno dei più noti
studiosi di Serrano nei paesi di lingua spagnola:
"Serrano riporterà numerose leggende intorno al tema che ci
interessa: le cronache delle guerre degli Onas (antichi
abitanti della Terra del Fuoco), la leggenda della vergine
dei Ghiacci, il continente Lemuria, il gigante di Poe e,
ancora, la sfacciata idea che Adolf Hitler vive nel freddo
antartico. E anche se a prima vista ci sembra non esistere
alcuna relazione tra ciascuna di esse, vi è, dato che tutte
queste leggende fanno riferimento ai misteriosi dimoratori
dell'Antartide. Vi è qui un altro punto nel quale confluisce
il pensiero di questi tre autori [cioè Poe, Serrano e
Lovecraft]. Serrano conosce il racconto di Poe e riguardo
al Gigante Bianco annota: 'Poe conosceva la leggenda dei
Selknam sugli Jon che abitano l'Isola Bianca. O sapeva anche
del Prigioniero dell'Antartide, che vive nel suo nero fondo,
e che per questo stesso motivo appare bianco?
"Per capire chi sono gli Jon e a che cosa si riferisca
Serrano quando parla dell'Isola Bianca, si raccomanda di
leggere la pagina 25 de
La antàrtica y otros Mitos, dove si spiega che gli
antichi Onas (i Selknam erano solo una delle tribù Onas)
credevano nell'esistenza degli Jon: uomini di una casta
aristocratica dotati di facoltà sovrannaturali e possessori
dei Misteri. 'Furono gli Jon, maghi Selknam della Terra del
Fuoco, coloro che conservano i segreti insegnati da Queno e
che ancora si immortalizzavano imbalsamandosi entro i
ghiacci del sud, per resuscitare rinnovati nel più lontano
futuro. Dicono anche i Selknam che è nel Sud, lì, in quell'Isola
Bianca che sta nel Cielo dove dimorano gli spiriti dei loro
antenati, conducendo una vita libera da preoccupazioni.'
(4)
"Saranno questi spiriti ancestrali gli Antichi menzionati da
Lovecraft? Sarà l'Antartide quella Isola Bianca della quale
parlano le vecchie leggende onas?
"Serrano, che fu uno dei primi cileni a visitare la regione
antartica, ci parla della relazione esistente fra questo
luogo e la follia e segnaliamo, da parte nostra, che il
titolo dell'indimenticabile racconto di Lovecraft
Alle Montagne della Follia non è dovuto a un capriccio o
a una trovata ingegnosa per richiamare l'attenzione di
alcuni lettori febbricitanti.
"Serrano dirà che l'unica via per comprendere questa realtà
del Sud o, meglio, per salvarsi dalla follia che lì è in
agguato, è il Sogno; ed il mondo dei sogni è un elemento
classico nella narrativa di H. P. Lovecraft.
"L'inquietante possibilità che esista una entità non-umana
nell'Antartide si registra anche nelle pagine del testo
dell'autore cileno. Il sincronismo tra questi due scrittori
ci lascia stupefatti, soprattutto per il fatto che Miguel
Serrano non conosceva l'opera di Lovecraft, quando scrisse
La Antàrtica y otros Mitos. Citiamo, allora, Serrano, che
con la sua arte ci ricorda i vecchi alchimisti: 'Senza
dubbio, in quel continente del riposo e della morte vive
qualcuno.Un prigioniero si agita, avendo come mezzo di
sopravvivenza il fuoco ardente ed eterno. Questa idea di
Serrano si plasma anche in un altro testo del medesimo
autore: Quien llama en los Hielos.
"In esso vi è un paragrafo di una bellezza terribile: 'Io ho
visto questo essere, questo Angelo nero: lì, nel suo recinto
del Polo Sud. È in una immensa cavità oscura che egli
risiede… Spazi enormi, senza limiti, lievi e deprimenti allo
stesso tempo, che si estendono, sicuramente,
nell'interiorità psichica della Terra, al di sotto dei
ghiacci eterni. E così si muove il Zinoc… Ascende o discende
fino all'estremo di quell'apertura e, da lì, si lancia ad
una velocità vertiginosa in cerca del suo altro estremo,
della sua fine irraggiungibile… Tutta l'eternità l'ha
trascorsa in questo sforzo, cadendo a testa in giù, cercando
di raggiungere il luogo antipodico dal quale è stato
proscritto dall'inizio stesso della creazione. Il nord è il
suo sogno, il suo profondo anelito e la sua maggior
sofferenza.' Lovecraft, da parte sua, nel suo racconto
scriverà qualcosa di rivelatore: 'Fondarono nuove città
terrestri, le più importanti di esse nell'Antartico, perché
quella regione, scenario del loro arrivo, era sacra. A
partire da allora, l'Antartico fu come prima il centro della
Civiltà degli Antichi, e tutte le città costruite lì dalla
prole di Chtulhu furono distrutte.' Più innanzi il narratore
del racconto di Lovecraft indicherà che le mappe incontrate
nella vecchia città polare mostrano che le città degli
Antichi nell'epoca pliocenica si trovavano, nella loro
totalità, al di sotto del 50° parallelo di latitudine Sud.
Queste referenze di entrambi gli autori sono fondamentali,
perché ci indicano l'opposizione simbolica tra il Polo Nord
(o la mitica Iperborea) ed il Polo Sud, sede degli Antichi.
Qusta opposizione non risponde solamente a una differenza di
carattere geografico ma, prima di tutto, a delle differenze
spirituali. In effetti, il Polo Nord è il polo positivo - in
termini cristiani, il Bene - ed il Polo Sud, secondo la
stessa prospettiva, il Male. Senza dubbio, questi opposti,
conformi ai princìpi della filosofia manichea, sono
complementari. Entrambi i Poli mantengono l'Ordine della
Terra, regolano il buon funzionamento energetico del nostro
mondo. L'unica possibile differenza ha relazione col tipo di
energia che irradiano detti luoghi, dacché in verità sono
dei centri energetici. Questa conoscenza che si esprime
attraverso la letteratura moderna (Lovecraft e Serrano), che
differenzia i centri volitivi terrestri, concorda punto per
punto col pensiero antico o tradizionale che insegnarono i
maestri indoeuropei, per i quali le parole che danno il nome
ai distinti luoghi sacri sono: Cielo, Terra o Mondo, Centro
e Inferno. Il Cielo, per essi, è la dimora degli eroi,
coloro che vissero la vita come si deve, e corrisponde ad
Iperborea o al nostro Polo Nord; la Terra è il luogo abitato
o il terreno di spedizioni e viaggi, essi la identificavano
con l'Asia e l'Europa. L'Inferno , che era la casa dei
dèmoni - gli Antichi e gli shoggots - sembra non essere mai
stata descritta e ubicata con maggior dettaglio dagli
antichi saggi indoeuropei. Questo Inferno è per noi il Polo
Sud."
(5)
È appena il caso di notare che, negli ultimi decenni,
alcuni autori hanno incominciato a ventilare la possibilità
che sia esistita effettivamente un'antica civiltà nel
continente antartico, che poi l'avanzata dei ghiacci avrebbe
lentamente soffocato e le cui rovine giacerebbero, quindi, a
migliaia di metri sotto la calotta glaciale del Polo Sud. Il
primo ad avanzare questa ipotesi, a quanto ne sappiamo, è
stato proprio uno studioso italiano, Flavio Barbiero, col
suo libro Una civiltà sotto il ghiaccio che, negli
anni Settanta, è passato praticamente inosservato; anche se,
poi, le sue tesi sono state riprese in gran parte da due
scrittori canadesi di successo, Rand e Rose Flem-Ath. (24)
Il libro di Barbiero recava una presentazione di Silio
Zavatti, il quale confermava la sua straordinaria capacità
di pensare in maniera indipendente rispetto ai dogmi
dell'archeologia e della scienza accademica, mantenendo
un'apertura epistemologica di trecentosessanta gradi pur
essendo abituato, lui uomo di scienza, a muoversi sul solido
terreno dei fatti. Il nucleo delle tesi dell'autore era che
esistette un'antichissima civiltà primordiale, erede diretta
di quella di Atlantide, che svolse il ruolo di centro di
diffusione per le successive culture a noi note
dell'antichità.
"Continuando a credere nella teoria diffusionista -
scriveva Zavatti nella sua prefazione - […]
bisognerebbe
ammettere che nonostante millenni di lenta maturazione,
popoli profondamente diversi abbiano inventato
simultaneamente l'agricoltura, l'architettura, gli usi, gli
ordinamenti sociali ecc. che presentano un fondo comune
senza che vi fossero stati dei contatti di qualsiasi ordine.
"Sarebbe voler credere nell'impossibile e infatti nessuno
più vi presta fede.
"Bisogna allora ritornare a un'origine comune della civiltà
e non c'è altra strada che riprendere il creduto mito di
Atlantide. Non s'inventa nulla perché in tutte le civiltà
antiche se ne parla, dai Maya agli Egizi, dai Sumeri agli
Indiani, pur sotto nomi diversi.
"Ecco, dunque, che il quadro si completa; le navi atlantidi
superstiti della tragedia approdarono in terre diverse e i
loro occupanti, in misura più o meno sensibile,
influenzarono le culture delle popolazioni incontrate,
quando addirittura non le formarono. Solo così si spiega il
fondo comune di tutte le civiltà e la spiegazione non ha
bisogno di funambolismi per apparire logica.
[…]
"La prova per eccellenza che la teoria del Barbiero è
esatta si può avere soltanto da uno scavo sistematico da
farsi in un determinato punto dell'isola Berkner ma, come si
è detto, gli ostacoli che si frappongono alla realizzazione
del progetto sono molteplici e di varia natura."
[…]
"Al principio del 1976 l'ing. Barbiero ebbe la possibilità
di aggregarsi a una spedizione alpinistica e un po'
scientifica, organizzata alla garibaldina, che per una
ventina di giorni operò nell'area della Penisola Antartica,
una regione, cioè, molto lontana dal Mare di Weddell e
dall'isola Berkner, ma che poteva riservare pur sempre delle
sorprese. Infatti fu nell'isola Seymour che il capitano
norvegese C. A. Larsen trovò, nel 1893, una cinquantina di
palline di sabbia e 'cemento' messe su colonnette dello
stesso materiale. Larsen scrisse che quegli oggetti
sembravano 'fatti da una mano umana'. Un'espressione
generica per dire che erano oggetti fatti molto bene? Forse,
e infatti non li fece mai studiare e analizzare ed oggi,
putroppo, non li possediamo più perché andarono distrutti
nell'incendio della sua casa a Grytviken (Georgia Australe).
"Nel corso della spedizione del 1976 l'ing
Barbiero scoprì nell'isola Re Giorgio (una del gruppo
delle Shetland Australi), una grande quantità di tronchi
semifossilizzati che potrebbero risalire a 10-12.000 anni
fa. Purtroppo gli istituti scientifici ai quali erano stati
inviati i campioni di questi tronchi per la datazione col
metodo del C14 non hanno fatto conoscere ancora la loro
risposta. In Antartide sono stati trovati, a più riprese,
dei fossili di alberi e altre piante (Robert Falcon Scott
stesso ne riportò moltissimi), ma se i tronchi
semifossilizzati trovati da Barbiero risalgono veramente a
un massimo di 12.000 ani fa, si ha la prova che fino a
quell'epoca l'Antartide poteva essere abitata e molti fatto
coinciderebbero con le affermazioni contenute nei dialoghi
di Platone e, di conseguenza, con l'ipotesi avanzata da
Barbiero in questo volume."
(25)
Anche studiosi anglosassoni, come il professor Charles
Hapgood, erano giunti a conclusioni analoghe, studiando il
problema di alcune antiche carte geografiche che rivelano
conoscenza "impossibili", a meno di ammettere l'esistenza di
una evoluta civiltà antidiluviana, padrona dei mari
all'epoca in cui la morsa dei ghiacci con aveva ancora
stretto l'Antartide, e dalla quale sarebbero derivate le
conoscenze cartografiche e marittime altrimenti
inspiegabili; si veda, per tutte, la celebre carta nautica
dell'ammiraglio turco Piri Reis. (26) Fantasie? Certo è che
Miguel Serrano, così come Lovecraft e, forse, Poe, hanno
dato voce poetica a una ipotesi che ora alcuni studiosi di
formazione scientifica hanno ripreso con la massima serietà:
che quanto oggi sappiamo sul continente antartico è solo una
piccola parte della sua storia antichissima, misteriosa e
affascinante; che forse vi fiorirono, prima dell'ultima
glaciazione, le imponenti città di una razza evoluta; che
forse qualcosa o qualcuno ancora vi si trova,
in attesa di essere rivelato all'umanità
NEL CAUCASO SETTENTRIONALE NE
USA NE INTEGRALISMO ISLAMICO !
Uno
strano vento soffia sulla regione del Caucaso
settentrionale, un vento di guerra di forze ed individui
diversi tra loro che hanno però interessi comuni abbastanza
precisi, quelli della distruzione della ultima nazione
europea che ancora può vantare una sua sovranità economica e
militare nonché un forte orgoglio ed identità nazionale,
ovvero quello della GRANDE NAZIONE RUSSA !! L'accerchiamento
della nazione Russa, attraverso alcuni stati ex-sovietici
letteralmente comprati e corrotti da organizzazioni
criminali compiacenti agli interessi americani ed israeliani
non è un mistero per nessuno, se non per l'ipocrisia di
"questo occidente politicamente corretto". Non è un mistero
che l'esercito georgiano negli scontri con l' esercito russo
si è avvalso del supporto tecnologico americano ed
israeliano, gli israeliani in particolare hanno adattato la
loro tecnologia sui vecchi mezzi militari ex-sovietici che
disponevano i georgiani. Nel pieno diritto di tutela della
popolazione di etnia russa e osseta Mosca ha preso il
controllo dell' Ossezia del sud, il popolo osseto è un
popolo indo-europeo tra i più antichi, discendenti dei
guerrieri Alani,(prima del 1973 in Svezia, il re veniva
incoronato con il titolo di re dei Vichinghi, Goti, Vendi,
Alani e Svevi) ignobile era ciò che la Giorgia stava
perpetrando ai danni della popolazione osseta e russa, una
vera pulizia etnica,altrettanto ignobili sono gli aiuti
nascosti di natura economica e non solo, che gli americani e
georgiani, stanno fornendo ai terroristi islamici in "Inguscetia",
repubblica autonoma della federazione russa. Gli yankee non
sono nuovi a simili imprese, di sobillare nell'ombra del
terrorismo islamico,
lo
fecero in Afghanistan durante la presenza russa, finanziando
i Talebani di Bin Laden, che più tardi grazie a questi aiuti
riuscirono a divenire famosi e temuti nel mondo intero, lo
fecero in Bosnia scatenando il radicalismo islamico in un
bagno di sangue secessionista nei confronti dalla Serbia,
hanno ripetuto la stessa operazione nel Kossovo creando uno
stato in cui lo sfruttamento della prostituzione e del
narcotraffico internazionale, unito agli avamposti logistici
di Al-Quaeda nei balkani hanno sviluppato una zona franca,
impunità, che nessuno osa toccare in nome dei più alti
interessi espansionistici verso la conquista dell' est
Europa, nella marcia verso l' obiettivo finale che è appunto
la Russia. In Inguscetia la situazione è preoccupante,si
contano a decine ormai gli Iman ufficiali, uccisi dai "Wahabiti
", nome con cui vengono indicati gli integralisti islamici
in Russia, Iman assasinati perchè colpevoli di condannare la
follia omicida dei Bin Laden del Caucaso; la popolazione di
etnia russa viene perseguitata, minacciata, affinché lasci
quelle terre. Nella vicina Cecenia "nuovi guerriglieri della
mezza luna " sono pronti ad entrare in azione, sostenuti
dalla propaganda anti-russa internazionale che per interessi
ben precisi ad ogni costo cerca di individuare nei Russi il
male assoluto da abbattere.. Fino ad adesso le forze di
sicurezza russa stanno dimostrando la loro alta
professionalità; hanno evitato il peggio e garantito la
sovranità della Federazione Russa sul territorio, ma le
pressioni occulte e le manovre demagogiche dei "mass-media
democratici occidentali" sono sempre in agguato. Tutto è
lecito a lor signori pur di arrivare al compimento dei loro
scopi, anche quello di servirsi della mano di assassini che
dicono di servire Dio, profeti di morte, che si lasciano
agire e condannare, la, solo, dove conviene . La mina
dell'integralismo islamico nel Caucaso e in tutte le
repubbliche ex sovietiche è dunque lo strumento di questa
sporca globalizzazione contro i fratelli russi, uno
strumento che può rilevarsi alla fine una arma che può
sfuggire di controllo devastando le società europee ormai
svuotate della loro identità, gli autori dei recenti attacchi
in India sono stati finanziati da cittadini pakistani
residenti nel nostro paese, di origine extraeuropea ma
residenti in Europa o con passaporti europei erano anche
tutti coloro che furono implicati nell' attacco alle torri
gemelle a New York. Americani è Israeliani riusciranno
andando avanti in questa direzione a far compiere
all'attuale integralismo ciò che le orde mongole o le primi
invasioni islamiche dell' 800 dopo Cristo non riuscirono a
completare, ovvero l'invasione dell' Europa...
Uno strano destino sembra avere questa regione della terra,
linea di confine delle culture europee con le stirpi mongole
convertite all'islam, quello appunto di un crocevia
strategico su cui si sono da sempre giocate le sorti della
civiltà europea. Caucaso porta e fortezza delle stirpi
europee, che da qui hanno difeso ho conquistato l'Asia
minore, spingendosi fino all' India.. sulla via di un antico
corridoio geografico che passava per questi monti dilagando
in Anatolia , Iran ,Afghanistan per arrivare in India...da
qui appunto la definizione che denomina le nostre stirpi
come "Indo-europei", ovvero classificazione di tutti quei
popoli della medesima stirpe, radice linguistica e
culturale, che dall' Europa giunsero fino al fiume Indo in
India. Non dimenticheremo la nostra storia,le nostre radici,
non abbandoneremo i nostri fratelli, per questo ci
schieriamo senza esitazione al fianco del popolo russo e del
suo rinato orgoglio nazionale,nella difesa di tutti quei
territori che furono dei nostri avi antichi, ai confini
della nostra civiltà, ai confini della
nostra grande Patria Europea !!!
Piero
Sciacca
Patrioti Russi
Europeisti Identitari
NO ALL' INVIO DI FORZE
MILITARI EUROPEE A GAZA
SOLIDARIETA' COL
POPOLO PALESTINESE SICUREZZA PER
GLI EUROPEI
La nostra solidarietà senza dubbio alcuno va nei confronti
del popolo Palestinese che lotta per il diritto all'
autodeterminazione della propria terra. Ma premesso ciò,
precisiamo che la nostra comunità militante "Palermo per la
LIBERA EUROPA" - Fiamma Tricolore è contraria all'invio a
Gaza di qualsiasi contingente militare europeo, di pace o di
interposizione che sia, poiché di fatto i militari europei
si trasformerebbero solo nei gendarmi strumentalizzati e non
graditi in quei territori. Occorre prendere atto del fatto
che in medio-oriente gli interlocutori, gli uomini, che
controllano e muovono concretamente le masse popolari di
quelle terre, non sono
più gli stessi degli anni 70, quando nel mondo arabo vi era
un proliferare di organizzazioni di ispirazione laica o
nazionalista, laica e socialista come l'
OLP, AL-FATAH,(i
richiami all' islam sono presenti ma non prevalgono su un
tipo di progetto socialista) nazionalista e socialista come
il Partito BAAT di Siria ed Irak, paese dove prima che gli
"yankee" e le lobby dell' alta finanza internazionale
filo-israeliane lo invadessero per destabilizzare tutta l'
area, viveva la più numerosa e rispettata comunità
cristiana, Tarek Aziz ex ministro degli esteri di Saddam
infatti era cristiano. Con questo vogliamo ricordare che
oggi chi controlla effettivamente tutto il mondo
arabo tranne qualche eccezione è l'integralismo islamico con
il suo odio viscerale verso tutto ciò che occidentale,
americano o europeo che sia. Per le "milizie della guerra
santa "non fa molta differenza. Grazie a qualcuno....alle
sue banche..ai suoi poteri occulti ci siamo trovati ad
essere complici dell' invasione di paesi sovrani, coinvolte
in guerre lontane al fianco di alleati che ci usano solo per
i loro sporchi interessi, abbiamo raccolto l' odio nei
nostri confronti di genti e popoli lontani che oggi sono in
seno alla nostra società, attraverso una immigrazione
selvaggia dove le vittime "gli immigrati" pian piano si
stanno trasformando in carnefici della nostra civiltà, della
nostra identità, uno scontro che qualcuno ha voluto in nome
del Dio denaro, ma che noi abbiamo il dovere di impedire
ristabilendo le verità nascoste, per non essere servi di
nessuno, per essere veramente giusti e solidali nei
confronti di popoli che subiscono ingiustizie. Le uniche
forze armate che converrebbe far scendere in campo sarebbe
opportuno dunque mandarle a difendere i nostri confini
nazionali europei da una vera invasione di disperati del
terzo-mondo facile prede dei progetti criminali di ogni
tipo. Che su Gaza intervenga un contingente più gradito come
una forza di pace dei paesi africani...
FUORI l'EUROPA DAL CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO
solidarietà al popolo Palestinese
SICUREZZA PER GLI EUROPEI
GUARDARE AD EST
L’italiano medio
è portato a trascurare tutto ciò che è politica estera,
considerando le vicende di paesi lontani come qualcosa di
astratto, che non riguarda i suoi concreti problemi
quotidiani. Anche durante le campagne elettorali più
importanti, il tema della politica estera e della
collocazione internazionale del nostro paese viene
sistematicamente snobbato. La quasi totalità degli
schieramenti politici incoraggia questa comoda apatia; e
così tutti concordi predicano, come se fosse l’unica
sacrosanta ed inevitabile via da seguire, un melenso quanto
scontato filo americanismo e filo europeismo. Noi della
Fiamma Tricolore dobbiamo riuscire a scuotere il maggior
numero di persone possibile da questa tragicomica
situazione. Tutti fanno finta di credere, per comodità, per
paura, per interesse, che quel che accade lontano da noi, in
altri paesi, non abbia riflessi concreti nella vita
quotidiana di ognuno. L’alleanza con gli USA, un’Europa
unita solo da interessi oligarchici, non sono dogmi, né
realtà immutabili e immodificabili. Noi, da sempre
anticapitalisti ed antiamericani, possiamo tuttavia in
qualche modo capire ed anche giustificare come l’italiota
medio di venti anni fa potesse vedere nell’America e nella
NATO l’unica salvezza per l’Europa contro il pericolo
sovietico. Di più, gli USA, grazie alla propaganda ed alle
allucinazioni consumistiche del miracolo economico, sono
diventati un vero e proprio mito. Senza accorgercene, noi
eredi di una civiltà millenaria, ci siamo ritrovati
colonizzati, tantè che purtroppo la frase “siamo tutti
americani” contiene ormai una parte di verità. Ma ora la
forza degli eventi dovrebbe aprire gli occhi alla gente, sia
pur affezionata alle puntate del Grande fratello piuttosto
che alle lezioni di storia e di geografia… Mentre gli USA
sono in crisi, sono entrate prepotentemente in gioco realtà
che parevano remote e immutabili, come l’India e la Cina,
con una economia in continua crescita ed uno spaventoso peso
demografico di due miliardi e mezzo di persone. India, Cina,
Europa fanno quasi da corona al grande spazio vuoto
dell’Asia centrale. La Russia, grande 60 volte l’Italia e
con una popolazione di appena centocinquanta milioni di
abitanti, sarà sempre più l’unico grande serbatoio di
materie prime e prodotti agricoli su cui potranno contare
per la propria sopravvivenza Oriente ed Occidente, Europa da
una parte, Cina, India, Giappone dall’altra. Ad esempio, in
Russia ed Ucraina la produzione cerealicola è attualmente di
molto inferiore a quanto potrebbe essere grazie alle nuove
tecnologie ed alla vastità dei terreni coltivabili, data la
scarsità di investimenti ed anche di manodopera
specializzata dopo il disastroso dissolvimento dell’impero
sovietico. Ma ora la nuova Russia di Putin è di nuovo in
piedi, aperta agli investimenti stranieri e decisa a giocare
un ruolo da protagonista sulla scena mondiale, sfruttando
questo ruolo di oggetto del desiderio delle vecchie e nuove
economie capitaliste. In un prossimo futuro, chi si
assicurerà le forniture di minerali, gas, petrolio, cereali
della Russia? Forse la sempre più malsicura e traballante
Europa, da sempre, per compiacere l’alleato-padrone
americano, equivoca e diffidente nei confronti di Mosca? O
le sempre più forti e decise, non solo economicamente, ma
anche politicamente e militarmente, sovrappopolate nuove
potenze, India e Cina? Questa è la domanda cruciale, cui
corrisponde oggi, purtroppo, un’ovvia risposta, che
l’italiano medio, alle prese con la crisi finanziaria ma da
sempre incapace di vedere al di là del proprio naso,
dovrebbe cominciare a porsi, e chiedere che la classe
politica agisca di conseguenza. Gli Usa hanno sempre più
interesse a mantenere l’Europa in una condizione di
insicurezza ed instabilità politica ed economica molto
simile, per certi aspetti, a quella del Sudamerica, altro
“spazio vitale” statunitense da sempre in stato
semicoloniale. Il modo migliore per far ciò è tenere
l’Europa artificiosamente divisa e lontana dalla Russia,
separandola dal suo naturale sbocco economico, politico,
culturale. Già l’assurda guerra di aggressione del ’99 alla
Serbia, da sempre alleata di Mosca, per la questione del
Kosovo, avallata dall’allora governo di centrosinistra
presieduto dall’ineffabile Massimo D’Alema, ha sancito un
punto di accelerazione e di svolta in questa strategia
americana. E così ora ci ritroviamo alle porte di casa
l’ennesimo staterello balcanico “indipendente”, il Kosovo,
facile preda di derive mafiose, integraliste islamiche,
perenne fonte di instabilità per tutta la regione che è
proprio il cruciale punto di incontro fra Europa e Russia.
La recentissima guerra nel Caucaso, senza entrare nei
particolari, ha ancor più irritato Mosca, così come i
deliranti proclami sullo “scudo spaziale” dell’alcoolizzato
e cocainomane Bush non hanno certo aiutato a migliorare la
situazione. Anche la crisi mediorientale ed irakena, a sua
volta fomentata ed avallata dal grande
alleato-padrino-padrone degli USA, il piccolo ma
potentissimo stato di Israele, contribuiranno sempre più ad
isolare l’Europa ed a portarla sempre più vicina al modello
sudamericano. Non bastano i sorrisi e le strette di mano di
Berlusconi a Putin, occorre che l’Italia con gli altri paesi
europei si svegli e trovi la forza, se non di annullare,
almeno di ridiscutere i termini di un’alleanza, quella con
gli USA, che ormai, al di là delle considerazioni ideali che
noi della Fiamma Tricolore abbiamo sempre portato avanti, è
palesemente, anche agli occhi del più annebbiato italiota
medio, antieconomica e controproducente. Solo una apertura
ad Est ad una sempre più stretta integrazione economica,
politica e anche culturale con la Russia, consentirà ai
paesi europei non solo di evitare il baratro della crisi e
della recessione, ma forse anche di ritrovare le più
profonde ragioni ideali del proprio stare insieme,
ritrovando quell’identità condivisa primo e fondamentale
fattore per un sano e duraturo sviluppo.
Giovanni
Facchini
NATALE IN KOSOVO
Anche
quest'anno in Kosovo verrà il Natale. E anche quest'anno i
cristiani serbi di quelle regioni, accerchiati e minacciati,
non rinunceranno a festeggiarlo nonostante i soprusi e le
violenze dei signori della guerra albanesi. Da quando nel
1999 le forze americane - supportate dalla NATO -
bombardarono Belgrado costringendo le forze serbe a
ritirarsi dal Kosovo, i signori della guerra albanesi hanno
avuto mano libera. Con il silenzio-assenso degli Stati Uniti
in Kosovo è iniziata una vera e propria pulizia etnica
contro i Serbi, che ha permesso di fare diventare quella
una regione "a maggioranza albanese" e di dichiararne
unilateralmente l'indipendenza dalla Serbia. E così oggi
quello che è da sempre il cuore della Serbia è in mano a
forze musulmane, filo-atlantiste ed anti-europee.
Vessazioni, saccheggi, stupri e omicidi sono all'ordine del
giorno in quelle terre. Eccola la "pax americana". Eppure i
Serbi del Kosovo, nonostante tutto, hanno deciso di non
lasciare quelle terre coltivate e difese per secoli dai loro
antenati. Tra mille difficoltà, ad un prezzo altissimo,
hanno scelto di restare e di resistere. Da allora essi
vivono barricati in poche città assediate, nella più
assoluta indigenza. Già 10 anni fa la Fiamma Tricolore,
prevedendo l'esito dell'intervento americano in Kosovo, si
oppose all'appoggio fornito agli USA dal governo italiano.
Non ci arrenderemo certo ora che i fatti dimostrano che
avevamo ragione. Noi, che crediamo in un'Europa più grande e
più libera, non possiamo restare sordi al grido d'aiuto di
un popolo europeo come il nostro. Noi, che crediamo
nell'Identità Nazionale e nella Comunità Popolare non
possiamo che schierarci senza esitazione con i Serbi che
lottano per salvaguardare la loro storia e le loro
tradizioni. Quel poco che noi possiamo fare, lo faremo con
il massimo impegno.
CON IL POPOLO SERBO per restituirgli la
fiducia nel futuro e la felicità che merita.